L'omicidio di Skylar Neese non è solo un caso di cronaca nera; è il ritratto agghiacciante di come la crudeltà possa annidarsi nei legami che riteniamo più sicuri: l'amicizia adolescenziale. Avvenuto nel 2012 in West Virginia, questo delitto ha scosso l'opinione pubblica mondiale per la sua gratuità e per il movente, riassunto in una frase che ancora oggi gela il sangue: "Semplicemente non ci piaceva più".
Skylar Neese era un'adolescente di 16 anni, figlia unica di Mary e Dave Neese. Viveva a Star City, West Virginia, era una studentessa modello e lavorava part-time da Wendy's. La sua vita ruotava attorno a due amiche che considerava sorelle: Shelia Eddy e Rachel Shoaf.
Shelia era l'amica d'infanzia, quella con cui Skylar aveva condiviso ogni segreto sin dalle elementari. Rachel era arrivata dopo, alle superiori, completando quello che sembrava un trio inossidabile. Tuttavia, sotto la superficie dei sorrisi e dei post sui social media, il rapporto stava marcendo. Skylar aveva iniziato a sentirsi esclusa e i suoi tweet dell'epoca riflettevano una tensione crescente: "Ci vuole davvero poco per essere rimpiazzati" o "Grazie per avermi lasciato fuori ancora una volta".
La notte tra il 5 e il 6 luglio 2012, Skylar tornò dal lavoro e si chiuse nella sua stanza. Poco dopo la mezzanotte, le telecamere di sorveglianza del condominio la ripresero mentre usciva di nascosto dalla finestra della camera per salire su una berlina chiara che l'aspettava in strada.
I genitori scoprirono la sua assenza solo il mattino dopo, quando Skylar non si presentò al lavoro. Trovarono la sua camera vuota, la finestra leggermente aperta e il caricabatterie del cellulare ancora attaccato alla presa. Skylar non aveva intenzione di restare fuori a lungo.
Inizialmente, la polizia locale classificò il caso come un allontanamento volontario. Non essendo stati trovati segni di scasso o di lotta, le autorità ritennero che Skylar fosse semplicemente scappata. Questo ritardo nelle ricerche si rivelò cruciale e portò in seguito alla creazione della "Skylar's Law".
Mentre Dave e Mary Neese setacciavano la città, Shelia Eddy recitava la parte dell'amica distrutta. Frequentava la casa dei Neese, aiutava nelle ricerche e postava messaggi strazianti su Twitter chiedendo il ritorno di Skylar. Rachel Shoaf, invece, appariva più schiva, un segnale che molti interpretarono come timidezza, ma che nascondeva un crollo psicologico imminente.
Le indagini dell'FBI e della polizia statale iniziarono a concentrarsi sulle due ragazze quando emersero incongruenze nei loro racconti. Avevano ammesso di aver fatto un giro in auto con Skylar quella notte, ma sostenevano di averla riportata a casa e lasciata alla fine della strada. Tuttavia, le telecamere mostravano l'auto che si dirigeva verso nord, in Pennsylvania, e non verso il punto indicato dalle due amiche.
Dopo sei mesi di silenzio e sospetti, Rachel Shoaf non resse più il peso della colpa. Il 28 dicembre 2012 ebbe un crollo nervoso e fu ricoverata in un ospedale psichiatrico. Il 3 gennaio 2013, accompagnata dal suo avvocato, confessò tutto.
Raccontò come lei e Shelia avessero pianificato l'omicidio di Skylar per mesi. La sera del 6 luglio, avevano convinto Skylar a uscire con loro per fumare marijuana in un bosco oltre il confine di stato, in Pennsylvania. Avevano portato con sé dei coltelli da cucina e dei vestiti di ricambio.
Arrivate nel bosco, al segnale "Uno, due, tre, ora!", le due ragazze iniziarono a colpire Skylar. Skylar tentò di scappare, ma fu sopraffatta. Rachel raccontò che l'ultima parola di Skylar fu un sussurro: "Perché?". La risposta, agghiacciante nella sua banalità, emerse durante gli interrogatori: Shelia e Rachel non volevano più essere amiche di Skylar e temevano che, se avessero interrotto i rapporti, lei avrebbe rivelato alcuni loro segreti.
Rachel condusse gli inquirenti sul luogo del delitto. Il corpo di Skylar era stato lasciato sotto un ammasso di rami e pietre, poiché il terreno era troppo duro per essere scavato con le pale che le due assassine avevano portato. I resti erano ormai decomposti e furono identificati ufficialmente solo nel marzo 2013. Alla fine, i medici legali conteranno più di cinquanta coltellate. Skylar Neese era morta a sedici anni, tradita dalle uniche persone di cui avrebbe voluto fidarsi.
Rachel Shoaf si dichiarò colpevole di omicidio di secondo grado. Fu condannata a 30 anni di prigione (con possibilità di libertà condizionale dopo 10).
Shelia Eddy, che continuò a professarsi innocente fino a quando non le fu mostrata la prova schiacciante della confessione di Rachel, si dichiarò colpevole di omicidio di primo grado per evitare la pena di morte. Fu condannata all'ergastolo (con possibilità di libertà condizionale dopo 15 anni).
Il caso Neese ha cambiato le leggi della West Virginia. Poiché Skylar era stata inizialmente considerata una fuggiasca, non era stato emesso l'Amber Alert (l'allarme per i minori scomparsi). I genitori di Skylar lottarono affinché la legge venisse modificata: ora, nello stato della West Virginia, l'Amber Alert può essere emesso per ogni minore scomparso, indipendentemente dal fatto che si sospetti o meno un rapimento.
Ciò che rende questo delitto unico nella cronaca nera moderna è l'uso dei social media. Shelia Eddy continuò a twittare sulla sua "migliore amica" Skylar anche dopo averla accoltellata a morte. Un tweet famoso, postato mesi dopo l'omicidio, recitava: "Saremo sempre tre".
L'omicidio di Skylar Neese rimane un monito brutale sulla fragilità della psiche adolescenziale e sulla possibilità che il pericolo non venga da estranei nel buio, ma dalle persone che si siedono accanto a noi a scuola ogni giorno.
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