Ci sono volti capaci di incarnare il concetto stesso di abisso, nascondendosi dietro la maschera rassicurante della normalità, del talento artistico e persino del fascino televisivo. Quello di Rodney James Alcala è, senza ombra di dubbio, uno dei casi più agghiaccianti della storia della criminologia americana. Fotografo brillante, uomo dal quoziente intellettivo stimato sopra 160, Alcala è passato alla storia con il macabro pseudonimo di "The Dating Game Killer" (Il killer del gioco delle coppie). Un soprannome dovuto alla sua incredibile e inquietante partecipazione, nel 1978, a uno dei quiz televisivi più popolari degli Stati Uniti, mentre era già un predatore sessuale incallito e un assassino spietato.
Condannato ufficialmente per la morte di sei donne e di una bambina, le autorità e l'FBI stimano che il numero reale delle sue vittime possa oscillare tra le 50 e le 130, cifre che lo posizionerebbero tristemente accanto a mostri del calibro di Ted Bundy.
Nato come Rodrigo Jacques Alcala il 23 agosto 1943 a San Antonio, in Texas, si trasferì in California con la madre e le sorelle dopo che il padre abbandonò la famiglia quando lui era ancora un bambino. Fin dalla giovinezza, Alcala mostrò i tratti tipici di una personalità scissa: da un lato un’intelligenza fuori dal comune e un talento precoce per le arti e la fotografia; dall'altro, una profonda e progressiva instabilità mentale.
Nel 1960, all'età di 17 anni, decise di arruolarsi nell'esercito degli Stati Uniti. Lì lavorò come impiegato, ma l'esperienza militare durò poco. Emerse una condotta problematica legata a presunte molestie sessuali e, dopo un forte esaurimento nervoso, nel 1964 fu congedato per motivi medici. La diagnosi psichiatrica fu netta: disturbo antisociale di personalità, cronico e grave. Successive perizie e analisi di esperti approfondirono il quadro clinico, descrivendolo come un soggetto affetto da disturbo borderline, tratti della personalità narcisistica e sadismo sessuale.
Tornato alla vita civile, Alcala si iscrisse alla UCLA School of Theater, Film and Television, dove si laureò nel 1968. Fu proprio in quegli anni che il suo sadismo si tradusse per la prima volta in un atto di brutale violenza documentato dalle forze dell'ordine.
Il 25 settembre 1968, a Los Angeles, Alcala adescò una bambina di soli otto anni, Tali Shapiro, mentre quest'ultima stava andando a scuola. La convinse a salire sulla sua vettura e la condusse nel suo appartamento. Un testimone oculare, insospettito dalla scena, annotò il numero di targa e allertò immediatamente la polizia.
Quando l’agente della LAPD Chris Camacho giunse sul posto e ordinò all'uomo di aprire la porta, Alcala rispose dall'interno sostenendo di essere sotto la doccia e di aver bisogno di qualche istante per vestirsi. Intuendo il pericolo imminente, l'agente abbatté la porta con un calcio. Alcala era già riuscito a fuggire attraverso una finestra sul retro, ma la scena che si presentò agli occhi del poliziotto era raccapricciante: la piccola Tali giaceva a terra in un lago di sangue, violentata e picchiata selvaggiamente con una barra d'acciaio. La bambina sopravvisse miracolosamente, ma il carnefice era svanito nel nulla.
Fuggendo dalla California, Alcala cambiò identità adottando il nome di John Berger. Si stabilì a New York, dove riuscì persino a frequentare i corsi di cinema alla New York University sotto la guida del celebre regista Roman Polanski, stringendo amicizie e integrandosi perfettamente nell'ambiente artistico della città.
Modus operandi
Il modus operandi di Rodney Alcala era guidato da una combinazione di pianificazione meticolosa, opportunismo predatore e un profondo sadismo sessuale, amplificato dall'uso della sua macchina fotografica come esca.
Sfruttando il suo fascino, l'aspetto curato e un'apparente innocenza artistica, Alcala avvicinava le sue vittime (spesso giovanissime donne, adolescenti o bambine) in luoghi pubblici come spiagge, parchi o campus universitari. Con il pretesto di voler scattare dei servizi fotografici o di cercare nuovi volti per la moda, riusciva a conquistare la loro fiducia e a condurle in luoghi isolati o appartati.
Una volta isolate, scattava la violenza, caratterizzata da un rituale agghiacciante: Alcala non uccideva subito le sue prede. Preferiva strangolarle fino a farle perdere conoscenza per poi rianimarle, ripetendo questo ciclo sadico più volte per prolungare la loro agonia e il proprio senso di controllo assoluto. Spesso le fotografava in stato di incoscienza, abusando di loro prima di infliggere il colpo di grazia.
Nel 1971, l’FBI inserì Rodney Alcala nella lista dei latitanti più ricercati (Most Wanted Fugitives). Per nascondersi ulteriormente, l'uomo accettò un lavoro come animatore e consigliere in un campo estivo per ragazze nel New Hampshire (George Mills). La sua latitanza terminò proprio nell'agosto del 1971, quando due giovani campeggiatrici notarono il suo volto impresso su un manifesto dell'FBI affisso nell'ufficio postale locale. Arrestato, fu estradato in California.
Tuttavia, a causa del trasferimento della famiglia della piccola Tali Shapiro fuori dagli Stati Uniti, i procuratori si trovarono privi del testimone chiave per sostenere l'accusa di tentato omicidio. Furono costretti a patteggiare: Alcala si dichiarò colpevole del reato minore di molestie su minore e fu condannato a una pena indeterminata da uno a dieci anni. Clamorosamente, dopo soli 34 mesi di reclusione, la commissione per la libertà vigilata lo ritenne "riabilitato" e lo rilasciò nell'agosto del 1974.
I successivi decenni avrebbero dimostrato che proprio durante i suoi periodi di libertà, a cavallo tra New York e la California, Alcala iniziò a uccidere sistematicamente. Gli investigatori accertarono in seguito che il 24 giugno 1971, poco prima del suo arresto nel New Hampshire, il corpo della ventitreenne Cornelia "Michael" Crilley era stato rinvenuto nel suo appartamento di Manhattan: la ragazza era stata spogliata, morsa al seno e strangolata con una calza di nylon.
Dopo il suo rilascio, e nonostante un ulteriore breve arresto a fine 1974 per aver fornito marijuana a una tredicenne, Alcala ottenne nuovamente la semilibertà nel giugno 1977. Pochi mesi dopo, nel novembre del 1977, uccise la diciottenne Jill Terry Barcomb a Los Angeles, abbandonando il corpo nudo lungo un sentiero vicino a Mulholland Drive. Il mese successivo, il 16 dicembre 1977, fu la volta dell'infermiera ventisettenne Georgia Marie Wixted, trovata morta nel suo appartamento di Malibu con il cranio fracassato e segni di mutilazione genitale.
Nel 1978, Rodney Alcala lavorava come tipografo per il Los Angeles Times. Continuava a presentarsi come un fotografo di successo, un pretesto che utilizzava costantemente per avvicinare giovani donne e convincerle a posare per lui in contesti isolati.
In questo scenario di assoluta impunità si colloca l'evento più surreale della sua biografia. Nel settembre del 1978, Alcala partecipò come concorrente alla trasmissione televisiva The Dating Game. Presentato dal conduttore come un fotografo di successo che amava il paracadutismo e la cucina, Alcala sfoggiò un sorriso smagliante, capelli lunghi e un look perfettamente in linea con la moda dell'epoca.
Con le sue risposte ammiccanti e sfacciate, riuscì a conquistare la bachette single della puntata, Cheryl Bradshaw, che lo scelse per un appuntamento. Tuttavia, il destino salvò la donna. Subito dopo la registrazione, dietro le quinte, la Bradshaw avvertì un profondo senso di disagio. Anni dopo dichiarò di averlo trovato "inquietante" e che i suoi modi erano diventati improvvisamente aggressivi e sinistri. La donna contattò la produzione del programma rifiutandosi categoricamente di uscire con lui. Una decisione che, con ogni probabilità, le salvò la vita.
L’apparizione televisiva non frenò gli impulsi di Alcala. Prima e dopo lo show, continuò la sua scia di sangue. Nel giugno del 1978 uccise Charlotte Lee Lamb, una segretaria di 32 anni trovata strangolata con una stringa di scarpe nella lavanderia di un condominio a El Segundo.
L'evento che segnò l'inizio della fine per il serial killer avvenne il 20 giugno 1979 a Huntington Beach, in California. Robin Samsoe, una ragazzina di soli 12 anni, scomparve nel primo pomeriggio mentre si recava in bicicletta a una lezione di danza. I suoi amici riferirono alla polizia che, poco prima della scomparsa, un uomo con i capelli castani e una macchina fotografica al collo si era avvicinato a loro sulla spiaggia, chiedendo di poter scattare delle foto.
Il corpo in decomposizione di Robin fu ritrovato dodici giorni dopo in un burrone isolato ai piedi delle montagne di San Gabriel. Era stata accoltellata e mutilata. Le descrizioni fornite dagli amici della vittima permisero a un disegnatore forense di elaborare un identikit estremamente preciso dell'uomo della spiaggia.
Quando l'identikit fu diffuso dai media, la sorella di Alcala lo riconobbe e contattò le forze dell'ordine. Il 24 luglio 1979, la polizia fece irruzione nella casa della madre di Alcala a Monterey Park e lo trasse in arresto. Durante le perquisizioni in un garage e in un armadietto di stoccaggio affittato dall'uomo a Seattle, gli investigatori fecero una scoperta agghiacciante: oltre a un paio di orecchini appartenuti alla vittima Charlotte Lamb, rinvennero una collezione di oltre mille fotografie. Le immagini ritraevano donne, adolescenti e bambini in pose intime, sensuali o apparentemente privi di conoscenza. Molti di quei volti non sono mai stati identificati.
Il percorso processuale contro Rodney Alcala è stato uno dei più lunghi, tortuosi e complessi della storia legale degli Stati Uniti, caratterizzato da ricorsi, annullamenti e clamorosi colpi di scena.
Il Primo Processo (1980): Alcala fu processato nella contea di Orange per il rapimento e l'omicidio di Robin Samsoe. Fu giudicato colpevole e condannato alla pena di morte. Tuttavia, nel 1984, la Corte Suprema della California annullò la sentenza a causa di un vizio di forma: la giuria era stata influenzata dalla menzione dei precedenti penali dell'imputato per molestie sessuali, elementi ritenuti allora non ammissibili in quella fase del dibattimento.
Il Secondo Processo (1986): Sottoposto a un nuovo processo, Alcala cercò di presentare un alibi fumoso, sostenendo di essersi trovato in un parco divertimenti il giorno della scomparsa della bambina. La giuria non gli credette e lo condannò nuovamente alla sedia elettrica. Ma l'odissea non era finita: nel 2003, una corte d'appello federale annullò per la seconda volta la condanna, ritenendo che la difesa non avesse avuto pieno accesso ad alcune testimonianze chiave.
La Svolta del DNA e il Terzo Processo (2010): Nel corso degli anni Duemila, la scienza forense compì passi da gigante. I procuratori californiani decisero di sottoporre i reperti biologici conservati dagli anni '70 ai test del DNA. I risultati furono inequivocabili: il profilo genetico di Alcala coincideva perfettamente con le tracce lasciate sui corpi di Jill Barcomb, Georgia Wixted, Charlotte Lamb e un'altra vittima, la ventunenne Jill Parenteau, uccisa nel 1979.
Nel 2010, Alcala affrontò il suo terzo processo per l'omicidio Samsoe e per i quattro cold case definitivamente collegati a lui. In una mossa d'arroganza, Alcala decise di difendersi da solo in aula. Conducendo il proprio controinterrogatorio, arrivò a intervistare se stesso cambiando il tono di voce per simulare le domande della difesa e le risposte dell'imputato. Nonostante il grottesco tentativo teatrale, il 10 marzo 2010 la giuria lo dichiarò colpevole di cinque omicidi di primo grado, formulando per la terza volta la condanna alla pena capitale.
Dopo la condanna in California, le autorità di New York decisero di riaprire i propri fascicoli irrisolti. Nel 2012, Alcala fu estradato nello Stato di New York per rispondere dei delitti commessi negli anni '70 a Manhattan. Di fronte all'evidenza delle prove scientifiche, l'uomo decise di non combattere oltre e si dichiarò colpevole dei brutali omicidi di Cornelia Crilley (1971) e di Ellen Jane Hover (1977), una musicista ventitreenne figlia di un noto imprenditore cinematografico. Per questi due reati ricevette un'ulteriore condanna da 25 anni all'ergastolo.
Nel 2016, i procuratori dello stato del Wyoming lo incriminarono anche per la morte di Christine Ruth Thornton, una donna di 28 anni scomparsa nel 1978 e all'epoca incinta di sei mesi, il cui corpo era stato rinvenuto nel 1982. La prova definitiva arrivò quando i familiari della donna riconobbero Christine in una delle mille fotografie scattate da Alcala e sequestrate nel suo archivio segreto. I dettagli del caso portarono alla formulazione formale dei capi d'accusa, poi fatti cadere a causa del rapido declino delle sue condizioni di salute.
Ormai anziano e gravemente malato, Rodney Alcala non ha mai affrontato l'esecuzione della pena di morte in California a causa della moratoria sulle esecuzioni firmata nello Stato. Il "Dating Game Killer" si è spento per cause naturali il 24 luglio 2021, all'età di 77 anni, mentre si trovava ricoverato in un ospedale della contea di Kings, vicino al carcere di massima sicurezza di Corcoran.
Il suo decesso ha chiuso una delle pagine più buie della cronaca nera americana, lasciando dietro di sé il mistero insoluto di centinaia di fotografie d'archivio e il doloroso sospetto che il numero reale delle sue vittime rimarrà, per sempre, un segreto custodito nella mente di un fotografo dell'orrore.
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