La notte del 13 novembre 2022, la tranquilla cittadina universitaria di Moscow, nell'Idaho. All'interno di una villetta fuori campus al numero 1122 di King Road, quattro studenti dell'Università dell'Idaho vengono brutalmente assassinati a coltellate nei loro letti: Kaylee Goncalves (21 anni), Madison Mogen (21 anni), Xana Kernodle (20 anni) e il fidanzato di quest'ultima, Ethan Chapin (20 anni).
Per quasi due mesi, il vuoto nelle indagini ha alimentato il panico nella comunità e una morbosa attenzione mediatica globale. La svolta arriva il 30 dicembre 2022, a migliaia di chilometri di distanza, a Albrightsville, in Pennsylvania, con l'arresto di un insospettabile: Bryan Christopher Kohberger, un dottorando in criminologia di 28 anni.
Nato il 21 novembre 1994, Bryan Kohberger cresce in Pennsylvania. Chi lo conosce durante l'adolescenza lo descrive come un ragazzo tormentato, a lungo vittima di bullismo a causa del sovrappeso, prima di subire una drastica trasformazione fisica e sviluppare, secondo alcune testimonianze, problemi di tossicodipendenza da oppiacei. Successivamente, Kohberger canalizza le proprie energie nello studio accademico, appassionandosi profondamente alla psicologia, in particolare, alla giustizia criminale.
Consegue una laurea e un master presso la DeSales University. Durante questo periodo, l'interesse di Kohberger per la mente dei delinquenti si fa quasi ossessivo: su forum online come Reddit, lo studente lancia persino un sondaggio accademico chiedendo a ex detenuti di descrivere nel dettaglio i pensieri, le pianificazioni e le emozioni provate nel momento in cui commettevano un reato.
Nell'agosto del 2022, pochi mesi prima dei delitti, Kohberger si trasferisce sul confine tra lo Stato di Washington e l'Idaho per iniziare un dottorato di ricerca in criminologia presso la Washington State University (WSU) a Pullman, una località distante appena una decina di chilometri da Moscow. Oltre ai corsi, ricopre il ruolo di assistente didattico. Dietro l'apparenza dello studioso modello,però, emergono forti segnali di allarme. Documenti e testimonianze emersi successivamente rivelano che il comportamento di Kohberger all'interno dell'università era apertamente problematico: diverse studentesse avevano segnalato atteggiamenti molesti e pressanti che le facevano sentire a disagio, al punto che la facoltà aveva avviato incontri interni per valutare la sua espulsione dal programma di assistente prima ancora del suo arresto.
La ricostruzione investigativa colloca la strage in una finestra temporale strettissima, tra le 4:00 e le 4:25 del mattino del 13 novembre 2022. La casa di King Road è una villetta a tre piani nota per ospitare frequenti feste studentesche. Quella notte, sei persone si trovano all'interno della struttura, ma solo quattro ne usciranno vive.
Le vittime si erano ritirate nelle proprie stanze dopo una serata fuori. Ethan e Xana dormivano al secondo piano; Madison e Kaylee nello stesso letto al terzo piano. Secondo i rilievi autoptici, l'assassino si è introdotto nell'abitazione passando da una porta a vetri scorrevole sul retro, brandendo un coltello di tipo militare (un Ka-Bar). L'attacco è stato di una violenza inaudita: le vittime sono state colpite ripetutamente al petto e all'addome superiore, molte delle quali colte di sorpresa nel sonno, anche se su alcune sono state rinvenute evidenti ferite da difesa.
Un elemento che ha a lungo coordinato il dibattito dell'opinione pubblica riguarda le due coinquiline sopravvissute, che si trovavano nelle stanze al primo e al secondo piano. Una di loro, Dylan Mortensen, ha dichiarato agli inquirenti di essersi svegliata intorno alle 4:00 sentendo rumori che pensava fossero giochi del cane di Kaylee. Aprendo la porta della propria camera per tre volte, la ragazza ha prima udito dei pianti provenire dalla stanza di Xana e una voce maschile sussurrare: "Va tutto bene, ti aiuto io", e infine si è trovata faccia a faccia con una figura vestita interamente di nero, con il volto parzialmente coperto da una maschera. L'uomo, descritto come alto e con lo sguardo vitreo, le è passato accanto ignorandola per poi fuggire dalla porta scorrevole. Sotto shock e parzialmente alterata dall'alcol, la giovane si è barricata nella stanza. L'allarme al 911 è stato lanciato incredibilmente solo la tarda mattinata successiva, intorno a mezzogiorno, quando le ragazze hanno scoperto i corpi.
Il lavoro degli investigatori di Moscow, coadiuvati dall'FBI e dalla Polizia di Stato dell'Idaho, si è concentrato su tre pilastri scientifici e tecnologici fondamentali che hanno stretto il cerchio attorno a Kohberger:
Il primo, sul letto di Madison Mogen, proprio accanto al corpo della vittima, l'assassino ha commesso l'errore decisivo: ha dimenticato la guaina in pelle del coltello Ka-Bar. Gli esperti della scientifica sono riusciti a isolare una traccia infinitesimale di DNA sul bottone a pressione della guaina. Attraverso una tecnica avanzata nota come genealogia genetica investigativa, incrociando il DNA del reperto con i database pubblici dei laboratori genealogici commerciali, gli analisti sono risaliti al padre di Kohberger. Successivamente, raccogliendo campioni di spazzatura dalla residenza dei Kohberger in Pennsylvania, l'FBI ha confermato la compatibilità genetica quasi assoluta (con una probabilità di errore di uno su svariati quadriliardi).
Il secondo, i video di sorveglianza delle telecamere di sicurezza commerciali e residenziali attorno a King Road hanno ripreso una Hyundai Elantra bianca mentre effettuava diverse manovre sospette nei pressi della casa delle vittime nell'orario del delitto, tra le 3:29 e le 4:20, andandosene poi a folle velocità. Bryan Kohberger possedeva esattamente quel modello di auto.
L'ultimo pilastro furono i tabulati telefonici dello smartphone di Kohberger hanno rivelato che nei mesi precedenti al delitto il suo dispositivo si era agganciato alla cella che serve l'area di King Road almeno dodici volte, quasi sempre a tarda notte o nelle prime ore del mattino, suggerendo un'attività di appostamento e stalking durata mesi. La notte del delitto, il telefono di Kohberger è risultato disconnesso dalla rete cellulare tra le 2:47 e le 4:48, una condotta compatibile con il tentativo deliberato di nascondere i propri spostamenti durante l'esecuzione del quadruplo omicidio.
Dopo l'estradizione in Idaho nel gennaio 2023, il percorso processuale è stato caratterizzato da una lunga e serrata battaglia legale preliminare. La difesa di Kohberger, guidata dall'avvocato d'ufficio Anne Taylor, ha cercato ripetutamente di invalidare le prove del DNA, contestando l'uso della genealogia genetica, e ha tentato di presentare un alibi secondo cui l'imputato, la notte del delitto, si trovava semplicemente a fare un lungo giro in auto in solitaria, un'abitudine legata alla sua insonnia cronica. Nel settembre 2024, la difesa è riuscita a ottenere un cambio di sede per il processo, spostandolo da Moscow a Boise per garantire una giuria più imparziale, dato il condizionamento mediatico locale.
Tuttavia, con l'avvicinarsi della data del processo, la posizione dell'imputato si è fatta sempre più debole. Di fronte alla mole schiacciante di prove accumulatesi e all'intenzione formale dell'accusa di chiedere la pena di morte, Kohberger ha optato per una svolta radicale.
Il 2 luglio 2025, Bryan Kohberger ha formalmente dichiarato la propria colpevolezza per tutti i capi d'accusa, inclusi i quattro omicidi di primo grado e l'accusa di violazione di domicilio. Questo patteggiamento dell'ultimo minuto ha permesso all'imputato di evitare la pena capitale per iniezione letale nello Stato dell'Idaho. Poche settimane dopo, nel luglio 2025, il giudice lo ha condannato a quattro ergastoli consecutivi senza possibilità di condizionale, sommati a ulteriori dieci anni di reclusione.
L'eco del caso Kohberger non si è spenta con la sua condanna a vita.
Le famiglie delle quattro vittime hanno intentato una massiccia causa civile contro la Washington State University (WSU), l'ateneo in cui il killer studiava e insegnava. Le carte processuali depositate nei primi mesi del 2026 accusano formalmente l'università di grave negligenza: i familiari sostengono che i vertici accademici fossero ampiamente a conoscenza della condotta "predatoria, minacciosa e molesta" che Kohberger manifestava verso le donne nel campus e che l'ateneo avrebbe ignorato palesi campanelli d'allarme che avrebbero potuto prevenire la tragedia. Un tribunale federale ha stabilito che la WSU dovrà rispondere di queste accuse davanti a una giuria in un processo civile fissato per il settembre 2027.
Oggi, Bryan Kohberger sconta la sua pena in un regime di massima sicurezza. L'abitazione di King Road, teatro del massacro, è stata interamente demolita dall'Università dell'Idaho alla fine del 2023 per evitare che si trasformasse in una macabra meta turistica per appassionati di true crime, lasciando al suo posto un vuoto che simboleggia una ferita ancora aperta nella memoria della comunità.
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