Il 18 novembre 1978 si consumò una delle pagine più oscure della cronaca del Novecento. In un insediamento chiamato Jonestown, oltre 900 membri del Peoples Temple, organizzazione religiosa fondata dal reverendo Jim Jones, persero la vita in quello che fu definito “suicidio rivoluzionario”, ma che molti considerano un brutale omicidio di massa. Tra le vittime, circa 300 erano bambini. Fu la più grande perdita di vite civili americane in un singolo evento fino agli attentati dell’11 settembre 2001.
Jim Jones nacque nel 1931 in Indiana. Predicatore carismatico, fondò il Peoples Temple negli anni Cinquanta come chiesa progressista e integrata, impegnata nell’aiuto a poveri, malati e minoranze. Predicava uguaglianza, socialismo cristiano e amore universale. Negli anni Sessanta il gruppo si trasferì in California, prima a Redwood Valley e poi a San Francisco, dove acquisì influenza politica e sociale. Jones divenne una figura potente, capace di raccogliere fondi e attirare migliaia di fedeli, soprattutto afroamericani.
Con il tempo, però, il suo volto si fece sempre più inquietante. Jones esercitava un controllo totale sui seguaci: separava famiglie, confiscava beni, imponeva punizioni e organizzava prove di lealtà, le cosiddette “White Nights”, simulazioni di suicidio collettivo. Chi tentava di fuggire veniva minacciato o riportato indietro con la forza.
Nel 1977, sotto pressione per accuse e indagini, Jones trasferì centinaia di seguaci in Guyana, in un progetto agricolo presentato come utopia socialista: Jonestown. Isolati nella giungla, i fedeli lavoravano duramente con poco cibo e senza libertà, sotto sorveglianza armata. Le condizioni erano precarie e Jones, sempre più paranoico, parlava per ore tramite altoparlanti, denunciando presunti complotti esterni.
Le denunce di abusi raggiunsero gli Stati Uniti. Il deputato Leo Ryan decise di indagare e il 14 novembre 1978 arrivò in Guyana con giornalisti e familiari. Dopo una visita inizialmente tranquilla, alcuni residenti chiesero di fuggire. Il 18 novembre Ryan e il suo gruppo tentarono di partire con alcuni disertori, ma furono attaccati all’aeroporto di Port Kaituma da uomini armati fedeli a Jones. Morirono cinque persone, tra cui Ryan.
Capendo che la fine era imminente, Jones radunò la comunità e ordinò il suicidio collettivo. Furono preparate bevande con cianuro e sedativi. I bambini furono avvelenati per primi, spesso con la forza. Molti adulti obbedirono, altri furono costretti. In poche ore morirono 909 persone. Jones fu trovato con un colpo di pistola alla testa.
Le truppe arrivarono il giorno dopo, trovando centinaia di corpi. Il Peoples Temple si dissolse rapidamente. Jonestown divenne simbolo di fanatismo, manipolazione e abuso di potere. Ancora oggi resta un monito: il confine tra utopia e incubo può essere sottilissimo, e il carisma senza limiti può trasformarsi in distruzione totale.